Quando tutta la Capitanata, dal grande centro urbano al piccolo e lontano comune rurale, senza distinzione di colore politico, divisioni di classi, solidamente unita chiedeva di essere eretta Regione…


Allorché fu resa nota la risoluzione adottata il 1° agosto 1946 dalla II Sottocommissione dell’Assemblea Costituente per l’ordinamento costituzionale dello Stato circa l’istituzione dell’Ente Regione e circa i caratteri essenziali di esso, la Camera di Commercio di Foggia che aveva già esaminato in precedenza il problema nei suoi aspetti e nelle sue possibili conseguenze generiche, si preoccupò di rivederlo dal punto di vista più specifico dei suoi riflessi sulla Capitanata.

Fu così che la Presidenza di detta Camera di Commercio indisse, per il 28 agosto 1946, nella sala della biblioteca dell’Amministrazione Provinciale, una prima riunione invitandovi a partecipare le personalità politiche, amministrative, tecniche ed economiche della provincia, allo scopo di concretare e svolgere un dettagliato esame delle condizioni locali in funzione del progettato ordinamento regionale dello Stato.

In detta adunanza fu messo in risalto come la Capitanata ha requisiti, titoli, esigenze e consistenza tali da farla considerare regione a sé stante, per cui nel nuovo ordinamento poteva aspirare a ottenere il riconoscimento di tale dignità.

Fu affermato che l’auspicata erezione in Regione, non è una pretesa ma un diritto, non una vanità campanilistica, ma una concreta sussistenza di tradizioni storiche, di condizioni ambientali, di esigenze caratteristiche, di fatti positivi, di interessi inderogabili che sarebbero pregiudicati dalla eventuale incorporazione della Regione Dauna in altre entità similari, di prospettive inconfondibili e soprattutto di una vitalità efficiente che non si riscontra, oggi, in talune regioni geografiche convenzionali, normalmente identificate dalle ripartizioni in uso.

A conclusione dell’importante dibattito, fu deciso di nominare uno speciale Comitato di Studio per la raccolta di documentazioni , la elaborazione di memorie e il coordinamento delle materie da preparare per affermare e far valere i diritti e le aspirazioni della regione di Capitanata.

Detto Comitato nelle sue adunanze successive adempì al mandato commessogli per buona parte del compito per cui venne costituito.

Nella tornata del 4 settembre 1946, intanto, la Giunta della Camera di Commercio, Industria e Agricoltura, votò l’ordine del giorno che in gran parte della presente documentazione viene integralmente riprodotto, e che costituisce il primo atto ufficiale di quel vasto e plebiscitario movimento che poi doveva sorgere e generalizzarsi nella provincia e che doveva condurre a quell’unanime manifestazione di volontà popolare che nelle pagine seguenti trova precisa e inconfutabile dimostrazione.

Dal 9 settembre al 28 ottobre 1946, il settimanale locale, “il Corriere di Foggia” pubblicò , intanto una serie di articoli che in sintesi poneva in rilievo tutte le ragioni, le argomentazioni, i dati, gli elementi, le circostanze per cui la Capitanata chiedeva come chiede oggi più che mai il riconoscimento del suo buon diritto alla erezione in Ente Regione.

L’altro settimanale locale “Il Tribuno del Popolo” – nel frattempo venuto alla luce – assecondava l’azione del “Corriere” propugnando l’aspirazione generalmente sentita e rivendicando i diritti ampiamente documentati.

A cura della Camera di Commercio, la Presidenza dell’Assemblea Costituente ed i singoli componenti della II Sottocommissione per la Costituzione, venivano messi al corrente del movimento iniziatosi e del problema posto sul tappeto, mediante corrispondenza diretta e con la trasmissione delle pubblicazioni che si susseguivano.

 Ma allorché la II Sottocommissione, secondo quanto ebbe a riferire la stampa, concluse i suoi studi sull’ordinamento regionale dello Stato ed espresse il parere favorevole tra l’altro per la costituzione della Regione Salentina, con l’aggruppamento in essa delle provincie di Brindisi, Taranto e Lecce, la Daunia sorse in piedi come un sol uomo non solo perché sentì i suoi diritti conculcati e le sue legittime aspirazioni deluse, ma anche perché avvertì subito l’enorme pregiudizio che ad essa derivava dall’incorporamento in una limitata regione, costituita dalle sole provincie di Bari e Foggia, in cui il rapporto delle forze e della rappresentanza si risolveva a tutto suo svantaggio e la diversità d’interessi, lungi dal comporsi in una complementare armonia, esaltava i contrasti e approfondiva il danno.

L’appello rivolto, dalle colonne del “Corriere di Foggia” il 6 gennaio 1947 alle Autorità ed alle popolazioni locali, veniva subito raccolto ed un apposito Comitato Promotore si costituiva per elaborare e promuovere un piano concreto di agitazioni a favore della istituzione della Regione Dauna.

 Riunitosi nel salone consiliare del palazzo Comunale, ad iniziativa di detto Comitato Promotore, un Convegno di autorità ed esponenti di tutte le forze vive ed operanti della Capitanata, fu ribadita la necessità di un’azione concorde, energica e tenace onde far giungere al Governo ed alla Costituente l’espressione dell’unanime volontà dei cittadini dauni reclamante piena autonomia nel nuovo ordinamento regionale.

Il 16 gennaio 1947, la Giunta della Camera di Commercio, rispondeva con l’ordine del giorno appena riprodotto, alla circolare N. 1 del 1 gennaio 1947 con la quale la Presidenza dell’Assemblea Costituente chiedeva di conoscere se e quali voti fossero da prospettarsi in merito alla proposta costituzione di nuove regioni da parte della II Sottocommissione.

Il 17 gennaio 1947, la Deputazione provinciale di Foggia approvava all’unanimità la deliberazione avanti riportata, riferentesi alla invocata istituzione della Regione Dauna. E da allora è stato un crescendo rapido, imponente, spontaneo, fiero e consapevole, di consensi, di adesioni, di appassionate manifestazioni di solidarietà, di vibranti dimostrazioni di entusiasmo di rivendicazioni di diritto.

Le organizzazioni combattentistiche e quelle di quasi tutti i partiti politici; le organizzazioni professionali e sindacali; le Giunte e i consigli Comunali; le associazioni culturali, sportive, economiche, sociali; le rappresentanze di ogni ceto, di ogni classe, la stampa, tutti con ogni mezzo – da quello rapido concretatosi nell’agile e breve espressione telegrafica, a quello solenne ed elaborato della deliberazione e dell’ordine del giorno appositamente formato. Tutti hanno concorso a costituire questa veemente manifestazione di volontà che nelle pagine che seguono trova dettagliata e specifica esposizione.

D’altra parte, nelle piazze, nei teatri, nei circoli, nei Sodalizi, gli affollati comizi indetti, si sono succeduti suscitando e rivelando un interesse eccezionale; gli scioperi proclamati, i cortei ordinatamente svoltisi, le vibrate proteste presentate al Prefetto della provincia perché se ne rendesse interprete presso gli organi centrali dello Stato, hanno dimostrato come tutta la Capitanata, dal grande centro urbano al piccolo e lontano comune rurale, senza distinzione di colore politico, senza divisioni di classi, senza sofisticazioni vane, fosse effettivamente, solidamente unita nella speranza che i suoi voti fossero esauditi, nella fiducia che la sua volontà fosse rispettata, nella certezza che i suoi diritti ed i suoi interessi non fossero traditi.

E la stampa locale, regionale e nazionale, non ha mancato di cogliere il significato, la consistenza e la portata di questo imponente anelito di popolo rendendosene interprete ed eco.

Vogliano i superiori organi competenti sanzionare il voto plebiscitario del popolo dauno; faranno opera di giustizia e daranno prova di reale ed effettiva democrazia.

a cura del Comitato Pro Daunia Regione

Dal Movimento Popolare Progetto Moldaunia, al Comitato referendario “Daunia chiama Molise”.


Dall’Atto costitutivo del Movimento Popolare Progetto Moldaunia, estrapoliamo la parte riguardante la sua costituzione:

 Premesso che l’Art. 132, comma 2° della Costituzione della Repubblica Italiana detta che “si può con referendum e con Legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni che ne facciano richiesta, siano staccati da una regione ed aggregati ad un’altra…… viene costituito un movimento popolare che si renda promotore della realizzazione di tale aspirazione con l’aggregazione della Provincia di Foggia (olim Daunia) alla Regione Molise, dal che nascerebbe la nuova entità regionale da denominare MOLDAUNIA”.

Più avanti nel testo, all’Art. 2) è scritto: “…. nella ferma convinzione di arrivare alla realizzazione del progetto istituzionale della nuova Regione MOLDANIA”.

Logo del Movimento Popolare Progetto Moldaunia

Il duplice riferimento all’Art. 132 comma 2 della Costituzione e al progetto istituzionale della nuova Regione Moldaunia, furono oggetto di disamina e repingimento della richiesta di istruzione della pratica per un referendum consultivo secondo i criteri di ammissione stabiliti dall’Art.9 dello Statuto della Provincia di Foggia, terzo comma, lettera b) (il Referendum può essere promosso … da un numero di Consigli comunali che presentino almeno il 10% della popolazione della Provincia.

A tal proposito scriveva il Responsabile del procedimento presso la Provincia, Avv. Sergio Delvino (Prot. del 14/11/2011), rilevando le differenze tra i commi 1 (fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni) e 2 (consentire che Province e Comuni che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati ad un’altra) dell’Art. 132 della Cosituzione : “… la documentazione prodotta dal Movimento Popolare Progetto Moldaunia non fornisce sufficienti elementi di chiarezza al fine di valutare se si intenda costituire una nuova Regione o pervenire al distacco della Provincia di Foggia dalla Regione Puglia per entrare a far parte della Regione Molise”.

E continuando: “Tuttavia, nell’Art. 2 punto 1 dello Statuto del Movimento Popolare Progetto Moldaunia è testualmente indicato – aggregare l’attuale Provincia di Foggia alla Regione Molise per costituire una unica entità regionale denominata MOLDAUNIA – ed inoltre – “… nel citato Art.2 al punto 2 viene espressamente enunciato il progetto istituzionale di una nuova regione MOLDAUNIA”.

Pur essendo dunque il Movimento Popolare Progetto Moldaunia, precursore del Comitato “Daunia chiama Molise”, non avremmo potuto presentare una nuova richiesta di referendum attraverso detto Movimento.

Inoltre, il Regolamento per il Referendum consultivo della Provincia di Foggia richiedeva espressamente la costituzione di un Comitato Promotore ai sensi dell’Art.39 e seguenti del Codice Civile, formato da un numero di cittadini non inferiore a trenta.

 Nasce il Comitato “Daunia chiama Molise”

Logo del Comitato referendario “Daunia chiama Molise”

Non era neppure ipotizzabile ampliare il numero dei componenti del Movimento Popolare Progetto Moldaunia, da dieci a trenta membri in quanto, i Comitati sono Enti ibridi: come le Associazioni, nascono attraverso l’accordo tra due o più persone, per il perseguimento di un fine comune; come le Fondazioni, perseguono il fine mediante la gestione di un patrimonio.

E’ inoltre discusso in dottrina se i Comitati siano riconducibili alle Associazioni o alle Fondazioni. Alcuni autori, vedono nel Comitato, una Fondazione non riconosciuta. Secondo una tesi attualmente molto diffusa, (Cass. 23 Giugno 1994 n. 6032) la natura del Comitato sarebbe duplice: associativa nella fase iniziale di raccolta dei fondi e, di fondazione nella fase successiva nella quale i fondi sono stati raccolti per essere destinati allo scopo prefissato. Tra coloro che invece vedono nel Comitato un’Associazione non riconosciuta, alcuni ritengono che con il riconoscimento esso diventi una normale Associazione riconosciuta mentre per altri, diventerebbe una persona giuridica sui generis, il Comitato riconosciuto al quale, continuano però ad applicarsi le norme sulla responsabilità degli organizzatori e, sulla devoluzione dei beni, proprie dei Comitati.

Insomma, era necessario costituire un Comitato!

E’ così che è nato il Comitato referendario “Daunia chiama Molise” che il 7 Agosto 2012 ha presentato al Segretario generale della Provincia di Foggia e per conoscenza al Presidente dell’Ente e, al Presidente del Consiglio provinciale (prot. N.58741 di ricevimento) istanza referendaria basata sul seguente quesito: “Volete che il territorio della Provincia di Foggia sia separato dalla Regione Puglia per entrare a far parte integrante della Regione Molise?”.

Le speranze sono molte e le vorremmo vedere tutte realizzate!

Un brindisi al Comitato “Daunia chiama Molise”

Auguri al Comitato!

Il quesito referendario contenuto nell’istanza di referendum consultivo presentata al Segretario generale della Provincia di Foggia il 7 Agosto 2012


COMITATO REFERENDARIO

DAUNIA CHIAMA MOLISE”

Via Gramsci 143—71122 Foggia

Al Segretario Generale della Provincia di Foggia

e p.c. Al Presidente della Provincia di Foggia

          Al Presidente del Consiglio provinciale

Foggia, Martedì 7 Agosto 2012

OGGETTO: Presentazione istanza referendaria per la separazione del territorio della Provincia di Foggia dalla Regione Puglia affinché sia reso parte integrante della Regione Molise.

PREMESSO CHE:

A. All’Art. 132 comma 2 della Costituzione della Repubblica italiana, così come modificato dall’Art.9 comma 1 della Legge costituzionale n.3 del 2001 è scritto: “Si può, con l’approvazione della maggioranza della popolazione della provincia interessata o, delle province interessate, espressa mediante referendum e, con Legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali,, consentire che Province e Comuni che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra”;

B. All’Art. 9 comma 1 dello Statuto della Provincia di Foggia è scritto: “La Provincia riconosce nel Referendum la verifica della volontà generale su problemi che riguardano interessi fondamentali della comunità provinciale, in particolare proposte di passaggio di comuni della Provincia di Foggia ad altra provincia…”; che, al comma 2 è scritto: “Sono ammessi solo referendum consultivi…” e che, al comma 3 lettera c è scritto: ”Il Referendum può essere promosso ….. da non meno di 10.000 (diecimila) cittadini iscritti nelle Liste elettorali dei Comuni della Provincia”;

C. Il Regolamento per il Referendum consultivo della Provincia di Foggia, nel richiamare gli articoli ed i commi precedenti, precisa all’Art. 7 comma 1: “I cittadini che intendono presentare proposta di referendum, si costituiscono in numero non inferiore a 30 (trenta) in Comitato Promotore, ai sensi dell’Art. 39 del Codice Civile;

D. Il Comitato “Daunia chiama Molise” nasce con il precipuo scopo di ricostruire una rete di relazioni, un orizzonte che vada oltre i limiti della Regione Puglia e, promuovere mediante raccolta di firme, un referendum consultivo per il distacco dell’intera Provincia di Foggia (olim Daunia post Capitanata) dalla Regione Puglia e, alla sua integrazione nella Regione Molise,

il Comitato “Daunia chiama Molise”, rappresentato dal proprio Presidente Luigi Inneo,

PRESENTA ISTANZA

di istruzione del procedimento che conduca al Referendum consultivo mediante sottoscrizione popolare di cui all’Art. 9 comma 3, lettera c dello Statuto della Provincia di Foggia, sulla base del seguente quesito referendario: “Volete che il territorio della Provincia di Foggia sia separato dalla Regione Puglia per entrare a far parte integrante della Regione Molise?”.

IN RELAZIONE INOLTRE

1. al Regolamento per il Referendum consultivo della Provincia di Foggia, all’Art. 9 comma 1 ove è scritto: “La Commissione nel termine di 45 giorni dalla presentazione della proposta di Referendum, ne verifica la conformità alla legislazione vigente, allo Statuto e al Regolamento, pronunciandosi sull’ammissibilità o inammissibilità della proposta redigendo apposito verbale da contenente le motivazioni della decisione da trasmettere al Presidente della Provincia per i successivi adempimenti di competenza”;

2. nonché al comma 3 del medesimo articolo ove è scritto: “Il Presidente della Provincia, sulle risultanze del suddetto verbale, notifica entro i 15 giorni successivi al Presidente del Comitato promotore l’ammissibilità o inammissibilità della proposta di Referendum, affiggendo copia del provvedimento all’Albo Pretorio della Provincia;

3. e, richiamando L’Art. 1 comma 2 della Legge 241/1990 (“Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”) coordinato ed aggiornato con le modifiche introdotte dal D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (cd. Decreto Semplificazioni)nel quale, è scritto che “la Pubblica Amministrazione non può aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell’istruttoria”,

CHIEDE

a codesta Amministrazione di determinare il termine temporale entro cui il procedimento deve essere concluso ovvero, se lo stesso è stato determinato, di esserne messo a conoscenza segnalando che , ai sensi dell’art. 2 comma 1 della Legge 241/1990 , “ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un’istanza, ovvero debba essere iniziato d’ufficio, le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento espresso”. Chiede altresì che ai sensi dell’art. 8 della citata legge , gli vengano comunicati la persona responsabile del procedimento e l’ufficio in cui può prendere visione degli atti.

Diffida infine ai sensi dell’Art. 16 della Legge 86/1990, a riscontrare la presente entro e non oltre il termine di trenta (30) giorni dal suo ricevimento.

Allegati:

a) copia conforme dell’Atto costitutivo, Statuto e logo del Comitato “Daunia chiama Molise”, sottoscritto il 31 Luglio 2012 presso Alba Mazzeo, notaio in Foggia;

b) Modello della scheda per la raccolta delle firme

Distinti saluti,

Il Presidente del Comitato

Daunia chiama Molise”

Luigi Inneo

La stesura del quesito referendario tiene conto del dettato dell’Art.41 della Legge 25 Maggio 1970 n.352 contenente  norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo che, così recita:

TITOLO III

Referendum per la modificazione territoriale delle regioni previsti dall’articolo 132 della Costituzione. 

41. I quesiti da sottoporre a referendum, a norma dell’articolo 132 della Costituzione, per la fusione di regioni esistenti o per la creazione di nuove regioni o per il distacco da una regione e l’aggregazione ad altra di una o più province o di uno o più comuni, devono essere espressi, rispettivamente, con la formula:

«Volete che la regione. . . sia fusa con la regione. . . per costituire insieme un’unica regione?»;

oppure: «Volete che il territorio delle province. . . (o dei comuni. . .) sia separato dalla regione. . . (o dalle regioni. . .) per formare regione a sé stante?»;

oppure: «Volete che il territorio della provincia. . . (o delle province. . .) sia separato dalla regione. . . per entrare a far parte integrante della regione. . .?»;

oppure: «Volete che il territorio del comune. . . (o dei comuni. . .) sia separato dalla regione. . . per entrare a far parte integrante della regione. . .?»

e, l’indicazione delle regioni, delle province e dei comuni di cui trattasi. Può essere inserita l’indicazione del nome della nuova regione della quale si proponga la costituzione per fusione o per separazione.

In principio fu l’Art. 132 comma 2 della Costituzione che illuminò la nostra via.


“Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra”.

Eureka! Ci era venuta in mente l’esclamazione attribuita ad Archimede quando, secondo la tradizione, scoprì che si poteva calcolare il volume di un corpo di forma irregolare misurando il volume dell’acqua che veniva spostata quando il corpo veniva immerso.

L’Art. 132 della Costituzione, comma 2, illuminò la nostra via: “Adesso sì che possiamo ricostruire una rete di relazioni che vada oltre i limiti della Regione Puglia, promuovendo un referendum consultivo mediante raccolta di firme per il passaggio della Provincia di Foggia (olim Daunia post Capitanata), alla Regione Molise!

La successiva modifica apportata dall’Art.9 della Legge costituzionale 18 Ottobre 2001 n.3, pur modificando il dettame del secondo comma dell’Art.132 della Costituzione, non cambiava le nostre possibilità: “Si può con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate … espressa mediante Referendum e con Legge della Repubblica, sentiti ii Consigli regionali, consentire che province e comuni che ne facciano richiesta, siano staccati da una regione ed aggregati ad un’altra”.

Palazzo Dogana, sede della Provincia di Foggia

La Provincia di Foggia recepisce la Legge Costituzionale nello Statuto all’Art. 9 ove è scritto: ”

  1. La Provincia riconosce nel Referendum la verifica della volontà generale su problemi che riguardano interessi fondamentali della comunità provinciale, in particolare proposte di passaggio di Comuni della Provincia di Foggia ad altra provincia o di delimitazione di aree metropolitane, che mutino i confini della Provincia, o di localizzazione, sul territorio provinciale, di impianti industriali che presentano un alto rischio ambientale.
  2. Sono ammessi solo Referendum consultivi.
  3. Il Referendum può essere promosso:
    a) dal Consiglio Provinciale con deliberazione assunta a maggioranza assoluta dei Consiglieri assegnati;
    b) da un numero di consigli comunali, che presentino almeno il 10% della popolazione provinciale;
    c) da non meno di 10.000 cittadini iscritti nelle liste elettorali dei Comuni della provincia.
  4. …………
  5. Le modalità di presentazione del quesito o dei quesiti, della raccolta delle firme, le procedure e i termini sono disciplinati, secondo i principi dello Statuto, dal Regolamento.
  • La proposta di Referendum è sottoposta al giudizio di ammissibilità, anche preventivo, alla Commissione Consigliare Paritetica presieduta dal Segretario Generale.
  • Il quesito da sottoporre all’elettore deve essere di immediata comprensione e tale da non ingenerare equivoci.
  1. Il Referendum è indetto dal Presidente della Provincia con proprio decreto, una volta dichiarata l’ammissibilità.
  2. Il Referendum è effettuato anche in coincidenza con altre operazioni di voto, con esclusione delle tornate elettorali provinciali e comunali, una sola volta all’anno, in un giorno compreso tra il 15 aprile ed il 15 giugno.
  • Il Referendum è valido se vi partecipa la metà dei cittadini aventi diritto di voto.
  • La proposta è approvata se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi.
  • Il Consiglio Provinciale adotta, entro due mesi dalla proclamazione dell’esito della consultazione, le determinazioni conseguenti, in conformità alla volontà espressa dal voto.

Dallo Statuto al Regolamento per il Referendum consultivo della Provincia di Foggia che, all’Art.7 recita:  

Presentazione della proposta da parte dei cittadini
1. I cittadini che intendono presentare proposta di referendum si costituiscono in numero
non inferiore a 30 in Comitato Promotore ai sensi dell’art. 39 e seguenti del codice
civile. Il Comitato nomina un Presidente che ne assume la rappresentanza.
2. Il Presidente del Comitato promotore, previo deposito dell’atto costitutivo e dell’elenco
dei componenti del Comitato, inoltra apposita richiesta al Presidente della Provincia
contenente il quesito da sottoporre alla consultazione popolare.
3. La proposta deve essere presentata al Segretario Generale e per conoscenza al
Presidente della Provincia e al Presidente del Consiglio Provinciale.

Dovevamo dunque costituirci in Comitato Promotore ai sensi dell’Art.39 e seguenti del Codice civile.

Ecco fatto! Il 31 Luglio 2012 si è costituito presso il notaio Alba Mazzeo in Foggia, il Comitato Promotore “Daunia chiama Molise” di iniziativa referendaria per la separazione della Provincia di Foggia dalla Regione Puglia perché entri a far parte integrante della Regione Molise”.

In più, oggi 7 Agosto 2012, abbiamo presentato istanza referendaria al Segretario Generale e per conoscenza al Presidente della Provincia di Foggia e a quello del Consiglio provinciale.

L’istanza referendaria così recita: “Volete che il territorio della Provincia di Foggia sia separato dalla Regione Puglia per entrare a far parte integrante della Regione Molise?”.

La fatica di cui ci siamo fatti carico è enorme perché dobbiamo organizzarci per raccogliere 10.000 (diecimila)

firme di cittadini della Capitanata iscritti nelle liste elettorali entro fine anno ma, siamo fiduciosi.

 

Nel 1239 fu creata la Provincia Sancti Angeli comprendente i conventi siti nel territorio attuale di Capitanata, Molise e Abruzzo meridionale.


Estratto da “Appunti di storia francescana” del Convento di San Matteo.

Convento di San Matteo (Fg)

L’Ordine dei Frati Minori nacque il16 Aprile 1209 con un atto di fede del papa Innocenze III (1160-1217). Già nel 1217 furono istituite le prime undici province. Fra le cinque italiane vi era anche la Provincia Apuliae ricca di molti conventi fra cui alcuni fondati, secondo pie leggende locali, dallo stesso San Francesco durante i suoi passaggi attraverso la Puglia.

Nel 1223 l’Ordine dei Frati Minori ebbe la piena approvazione con Bolla di papa Onorio III.

L’Ordine si diffuse per tutta l’Europa e mostrò di possedere una non comune vitalità spiegandosi in grandi aperture religiose e civili. I Frati furono missionari e viaggiatori, pacificatori, contadini, professori di Università, mendicanti, architetti.

Nel 1239 fu creata la Provincia Sancti Angeli comprendente i conventi siti nel territorio della Capitanata, del Molise e dell’Abruzzo meridionale.

Convento di Sepino (Cb)

Nella Capitanata e nel Molise l’Osservanza si diffuse fin dal 1407 con la fondazione del convento del SS. Salvatore a Lucera. Verso la metà del sec. XV i Frati Osservanti della Capitanata e del Molise già godevano di una certa autonomia; nel 1517 divennero provincia autonoma.

Origine etnica dauna di Larino nel Molise


Estratto da “Topografia antica del Molise dauno” di Elisa Salvatore Laurelli

Scrive l’autrice: “Il chiarimento dell’etnia dauna di Larinum, si è delineato nel corso di una ricerca originale di  geografia e topografia antiche della Daunia, avviata nel 1979 insieme a mio marito Ruggiero Laurelli e condotta con impegno professionale da entrambi nella prima fase di quattro anni, poi continuata da me dopo la sua prematura scomparsa (1983), con la medesima dedizione”.

Tutto parte da Strabone: “La configurazione grafica su una carta moderna delle medesime distanze, faceva intuire a mio marito, tecnico geografo, un reticolato di rilevamento del territorio dauno in triangolazioni di primo grado. Il suo sviluppo richiese il concorso della geografia di Tolomeo e degli itinerari più antichi come la Tabula di Peutinger e, gli Itinerarium Antonini; l’apporto di dati corografici, storici e archeologici; reiterate visite a località inerenti, onde valutarne i requisiti geografici e topografici; l’uso delle carte dell’I.G.M. per lo studio dei luoghi a livello d’indagine  e per la produzione cartografica dei risultati.

Così continua l’autrice: “In tal modo, l’iniziale studio originò ben presto una vera ricerca della struttura multidisciplinare e dalla elaborata dinamica evolutiva a volte sofferta in quanto, emergevano quei particolare che sconvolgevano le abituali conoscenze. Da questa ricerca, avente a fondamento la geografia antica, si sono evidenziati elementi conoscitivi che hanno portato chiarezza anche in quella area etnicamente equivocata del territorio dauno la quale, interessa una parte del Molise a destra del fiume Biferno.

La concomitanza delle fonti letterarie classiche sulla funzione di limite etnico tra Frentania e Daunia del fiume Biferno, suffragata dai dati tecnici del rilevamento geodetico del territorio e dal supporto archeologico, trova una conferma di credibilità in quanto è venuto alla luce dall’indagine filologica: la distorsione delle loro conoscenze in epoca rinascimentale, nel corso del ripristino dell’antico patrimonio culturale. Il periodo s’inquadra nella seconda metà del XVI sec. quando ancora nella prima metà, le conoscenze classiche pertinenti allo studio in oggetto, si colgono nell’opera del domenicano Leandro Alberti,  “Descrizione di tutta Italia” del 1550 in cui l’autore, richiamava le antiche realtà etniche. 

Successivamente, il poligrafo Girolamo Ruscelli, traduceva la “Geografia di Tolomeo”, edita nel 1575. Pare che egli avesse attinto dalla comune fonte cartografica di derivazione tolemaica, riportando sia le errate coordinate che, le saltuarie lacune nella ripartizione degli ambiti etnici. La situazione era resa ancor più critica dalla sua iniziativa di identificare le località tolemaiche essendo egli più volte incorso in errore. Dall’esame dei vari casi, emerge una soggettiva interpretazione la quale, rivela una personale carenza conoscitiva e nel contempo, un procedimento superficiale per la mancata indagine informativa. Per quanto riguarda la Daunia e la Frentania, nel corso delle verifiche sono emerse identificazioni falsate ove la più grave è quella attinente al fiume di confine tra i due territori, traslato dal Tiferno tolemaico al Fortore, per via delle implicazioni che ne scaturirono. Lo spostamento del confine infatti, causando la metamorfosi dell’identità etnica dauna in frentana, veniva a sconvolgere le dimensioni geografiche dei due territori estendendo la Frentania e contraendo la Daunia. Una alterazione che implicava problematiche etnico topografiche nella storiografia sia della Daunia che della Frentania, a causa del divario tra le sopraggiunte opinioni e, le conoscenze classiche. Il nuovo confine etnico nel fiume Fortore, acquisito in modo acritico, in quanto attribuito direttamente a Tolomeo,  come si riscontra nella riedizione postume dell’opera dell’Alberti, edita soltanto due anni dopo nel 1577. Il testo venne manipolato nell’ottica delle recenti novità ed esplicato nel frontespizio: “Aggiuntovi di nuovo, a suoi luoghi, tutto quello, ch’è successo fino all’anno 1577. E tutto ricorretto. Una manipolazione che certo non fa onore allo scrupoloso realismo dell’Alberti, dato che l’uso di questa edizione prevalse perché aggiornata”.

La sopraggiunta convinzione che Tolomeo avesse indicato la nostra Larinum  come frentana, potenziata

dalla conseguente ambiguità scorta in Plinio, ha costruito il presupposto di discordanza tra le stesse fonti classiche dato che le altre, la indicano dauna. La nostra circostanziata ricerca invece ne ha verificato la concordanza proprio con l’evidenziarsi dei principi geografici di Strabone e di Tolomeo, quali strumenti fondamentali per l’inquadramento dell’ambito territoriale sia della Daunia che della Frentania”.

Cenni storici delle relazioni tra Capitanata e Molise dal Regno di Napoli ai nostri giorni


Dalla “NOVA SITUATIONE DE PAGAMENTI FISCALI DE CARLINI 5 PER FOCO DELLE PROVINCIE DEL REGNO DI NAPOLI, & ADOHI DE BARONI, E FEUDATARIJ, DAL PRIMO DI GENNARO 1669, AUANTI, FATTA PER LA REGIA CAMERA DELLA SUMMARIA DI ORDINE DELL’ILLUSTRISSIMO, & ECCELLENTISSIMO SIGNORE D. PIETRO ANTONIO DE ARAGONA CAVALIERO, E CLAVIERO DELL’ORDINE D’ALCANTARA, GENTIL’HUOMO DI CAMERA DI S.M. DEL SUO CONSEGLIO DI GUERRA; CAPITANO DELLA GUARDIA ALEMANA, PRINCIPALE DI UNA COMPAGNIA D’HUOMINI D’ARMI DELLE GUARDIE VECCHIE DI CASTIGLIA, AMBASCIATORE ORDINARIO APPRESSO SUA SANTITA’, VICERE’, LUOGOTENENTE, E CAPITAN GENERALE IN QUESTO REGNO DI NAPOLI” edita in Napoli, nella regia stampa di Egidio Longo.

Nel 1670, il Regno di Napoli risultava ripartito nelle seguenti 12 province (pag. 9 e ss.):

Regioni del Regno di Napoli

oltre i centri, dati per disabitati, di Casal Castiglione, Casal Cerreto (o Cerritiello), Castel Cerreto e Monte la Teglia.
Gli abitanti, calcolati in base ai 12.876 fuochi, erano 64.380.

La Capitanata comprendeva i Comuni di:
1) Ascoli
2) Alberono (Alberona)
3) Alarino (Larino/CB)
4) Baselice/BN
5) Bovino
6) Castelpagano/BN
7) Celza Maggiore (Cercemaggiore/CB)
8 )  Candela
9) Chieuti
10) Cagnano (Cagnano Varano)
11) Cerignola
12) Castelvetere (Castelvetere in Val Fortore/BN)
13) Celenza (Celenza Valfortore)
14) Campo Marino (Campomarino/CB)
15) Castelluccio degli Schiavi (Castelluccio Valmaggiore)
16) Colle Torto (Collotorto/CB)
17) Casal Nuovo (Casalnuovo Monterotaro)
18) Casal Vecchio (Casalvecchio di Puglia)
19) Casal di Carlentino (Carlantino)
20) Casal di Vico (Casalciprano/CB)
21) Colle (Colledanchise/CB)
22) Cervello (Circello/BN)
23) Castelluccio delli Sauri (Castelluccio dei Sauri)
24) Casal di S. Agata “noviter erecto” (Sant’Agata Irpina/AV)
25) Delcito (Deliceto)
26) Deruri (Ururi/CB)
27) Ferrazzano/CB
28) Foggia
29) Forano (Forano di Val Fortore/BN)
30) Guidone (Gildone/CB)
31) Goglionise (Guglionesi/CB)
32) Ischitella
33) Ielsi/CB
34) Lucera
35) Lesena (Lesina)
36) Manfredonia
37) Montenegro (Montenero di Bisaccia/CB)
38) Macchia (Macchia Valfortore/CB)
39) Monaci Liuni (Monacilioni/CB)
40) Monte S. Angelo
41) Motta Monte Corvino (Motta Montecorvino)
42) Montelongo/CB
43) Monteaguto (Montaguto/AV)
44) Mongilfuni (Montecilfone/CB)
45) Procina (Apricena)
46) Pretacatello (Pietracatella/CB)
47) Preta Monte Corvino (Pietra Montecorvino)
48) Panni
49) Porto Cannone (Portocannone/CB)
50) Pieschici (Peschici)
51) Petacciata (Petacciato/CB)
52) Rosito (Roseto Valfortore)
53) Rodi (Rodi Garganico)
54) Regnano (Rignano Garganico)
55) Rotrello (Rotello/CB)
56) S. Bartolomeo in Galdo/BN
57) S. Marco la Catola
58) S. Elia (S. Elia a Pianisi/CB)
59) Serra Capriola (Serracapriola)
60) Sant’Agata (Sant’Agata di Puglia)
61) S. Nicandro (S. Nicandro Garganico)
62) S. Marco in Lamis
63) S. Martino (S. Martino in Pensilis/CB)
64) S. Giovanni Rotundo (S. Giovanni Rotondo)
65) S. Iacovo (San Giacomo degli Schiavoni/CB)
66) S. Giuliano (S. Giuliano di Puglia/CB)
67) S. Croce (S. Croce di Magliano/CB)
68) S. Paulo (S. Paolo di Civitate)
69) San Siviero (San Severo)
70) Troya (Troia)
71) Torre Maggiore (Torremaggiore)
72) Tufara/CB
73) Termoli/CB
74) Volturara (Volturara Appula)
75) Vico (Vico del Gargano)
76) Ursara (Orsara di Puglia)
77) Venifro (Venafro/IS)
78) Volturino (Volturino)
79) Viesti (Vieste)

Gli abitanti, calcolati in base ai 17.090 fuochi, erano 85.450.

All’epoca, quindi, i Comuni di: Campomarino, Collotorto, Ferrazzano, Guglionesi, Ielsi, Larino, Monacilioni, Montecilfone, Montelongo, Montenero di Bisaccia, Petacciato, Pietracatella, Portocannone, Rotello, San Giacomo degli Schiavoni, San Giuliano di Puglia, San Martino in Pensilis, Santa Croce di Magliano, Sant’Elia a Pianisi, Termoli, Tufara ed Ururi, oggi in provincia di Campobasso, e Castelpagano, Macchia e Venafro, oggi in provincia di Isernia, appartenevano tutti alla Capitanata che, pertanto, col suo territorio inglobava quasi interamente quello del Contado di Molise.

Una provincia immensa la Capitanata di allora, la più grande d’Italia per estensione territoriale!

E ciò non desta meraviglia sol che si consideri l’odierna estensione della Provincia Monastica dei Cappuccini di Foggia, che ancora regge i conventi di: Agnone (IS), Campobasso (CB), Cerignola (FG), Foggia
(FG), Gesualdo (AV), Isernia (IS), Larino (CB), Montefusco (AV), Morcone (BN), Pietrelcina (BN), S. Giovanni Rotondo (FG). S. Marco la Catola (FG), San Severo (FG), S. Elia a Pianisi (CB), Serracapriola (FG), Tora (CE), Venafro (IS), Vico del Gargano (FG).

Questa Provincia Religiosa, eretta formalmente nel 1555, fu vittima della soppressione dei conventi , operata dal Regno d’Italia con Lg.7.7.1866 n° 3036, e nel 1892 commissariata, ma si riprese negli attuali confini nel 1903, e mai fu dipendente dalla Provincia di Puglia, fondata nel 1530.

E’ naturale quindi che i legami storici, etnici, ed economici tra le due province della Capitanata e del
Contado di Molise, testimoniati peraltro dalla distribuzione geografica dei relativi territori, fossero tanto forti ed intensi che, sebbene la seconda fosse stata sino allora retta da un Luogotenente del Giustiziere della Terra di Lavoro, con separato Tribunale che teneva udienze sia a Campobasso che a Boiano e Limonano, Il Viceré Don Pedro di Toledo le volle riunire in un unico circondario, avente per capoluogo Lucera.
Tale era la situazione che Giuseppe Maria GALANTI (S. Croce del Sannio 24.11.1743 – Napoli 16.10.1806) riscontrò, riferendone il 27 settembre 1771 al Re Ferdinando IV di Borbone, che gliene aveva commesso l’incarico.

Nel 1799, con la creazione della Repubblica Partenopea (gennaio – giugno 1799) la nuova amministrazione municipale di Foggia (Presidente: Ludovico FREDA – Segretario: Giovanni PEPE), eletta il 7 febbraio 1799, chiese che la città fosse dichiarata concapitale e il Gen. Jean Etienne Championnet (Valence 1762 – 1800), accogliendone l’istanza, dichiarò Foggia Capoluogo delle due province di Capitanata e Contado di Molise, così unificate.

Nel 1806 Joseph Bonaparte, divenuto Re di Napoli, a distanza di tre mesi dalla sua visita a Foggia (8 maggio 1806), in esecuzione della Lg. 9.8.1806 n° 132, con Real Dispaccio diretto al Presidente della Provincia di Capitanata, confermò Foggia capoluogo delle due Province unite di Capitanata e Contado di Molise, stabilendo in essa la Prefettura e l’Intendenza. Con successiva Lg. 27.9.1806 n° 189, fu concessa l’autonomia al Contado di Molise con Intendenza a Campobasso e Sottintendenza a Isernia, lasciando a Foggia la Prefettura.

In seguito il Maresciallo di Francia: Joachim Murat (Labastide-Murat 1767 – Pizzo di Calabria 1815) successore di Joseph Bonaparte, chiamato a reggere il trono di Spagna e delle Indie, a seguito di una visita a Foggia, con decreto del 26 settembre 1808, concesse alla città il Tribunale Civile e Penale per la provincia di Capitanata.

Per il seguito, fu preservato l’ordinamento amministrativo dato alle due province della Capitanata e del Contado di Molise, che nemmeno la restaurazione borbonica ebbe peraltro a mutare.

Una modificazione di detto ordinamento si ebbe invece con l’unità d’Italia, quando il Regno, estremamente unitario e centralizzato, sul modello piemontese, venne, sotto il solo profilo amministrativo, diviso in
province configurando due province separate. quella di Campobasso, comprendente l’intero territorio dell’attuale Molise e l’altra di Foggia, comprendente un territorio ridotto rispetto a quello dell’antica Capitanata (proprio per la cessione di una sua parte a favore della provincia di Campobasso), dalla valle ultra del Fortore alla valle citra dell’Ofanto, con capoluogo Foggia e sottoprefetture a Bovino e San Severo.

In seguito la Carta Costituzionale della Repubblica Italiana del 27 dicembre 1947, ripartendo il territorio in Regioni (art. 114), accorpava la provincia di Campobasso agli Abruzzi per formare la Regione Abruzzi e Molise, e quella di Foggia alle Puglie per formare la Regione Puglia (art. 131).

Fu questa una ripartizione del tutto antistorica oltre che immotivata sotto il profilo etnico, culturale ed economico, in quanto l’ex Contado di Molise nulla aveva in comune con gli ex Apruzzi citra e ultra e tanto meno la Capitanata nulla aveva in comune con le Puglie (ex Terre di Bari e d’Otranto), diventando pertanto entrambe le province enti territoriali periferici di artificiali megaregioni, con tutte le inevitabili conseguenze di degrado ed emarginazione.

Il Parlamento ne convenne, allorché con Lg. Costituzionale 27.12.1963, raccogliendo l’istanza dei molisani, divise la Regione Abruzzi e Molise in due distinte regioni: l’Abruzzo, che unificava gli Apruzzi citra ed ultra d’un tempo, ed il Molise che raggruppava in un unico contesto amministrativo i territori dell’ex Contado di Molise e dei Comuni del nord tavoliere facenti parte, in passato, della provincia di Capitanata.

Non provvedeva nel contempo a separare, per analoghe ragioni, la Capitanata dalla regione Puglia e ad unirla al Molise in quanto, nella circostanza, la classe politica foggiana brillò per mancanza di lungimiranza ed assenza di iniziativa politica, benché durante l’Assemblea Costituente, la Capitanata, a furor di popolo e per voce dei suoi maggiori rappresentanti e amministratori, si fosse espressa contro la sua aggregazione alla regione Puglia.

a cura del Prof. Emilio BENVENUTO