BREVI CONSIDERAZIONI SUGLI ISTITUTI REFERENDARI NELL’AMMINISTRAZIONE E NEL GOVERNO LOCALE, SVOLTE IN RELAZIONE ALL’ISTANZA REFERENDARIA DEL COMITATO “DAUNIA CHIAMA MOLISE”…


Una delle giustificazioni che un politico consigliere della Provincia di Foggia addusse affinché non si deliberasse nella primavera del 2012, sulla istanza referendaria per l’integrazione della Capitanata nel Molise, riguardò la copertura dei costi del referendum.

Referendum

Pier Vincenzo Uleri, ricercatore di Scienza della Politica e studioso del fenomeno referendario, aveva posto nel passato, due tematiche che riguardavano una, i costi della democrazia e costi delle oligarchie e l’altra, l’importanza dell’istituto del referendum quale strumento per il controllo del governo locale.

“Non è tanto un problema di tecnica legislativa – egli scriveva – quanto di precise e ampie volontà politiche di circoscrivere e rendere politicamente inoffensivi gli istituti referendari nell’Amministrazione e nel governo locale”.

Secondo un dossier di Diego Galli dell’Associazione Luca Coscioni, “l’osservazione del fenomeno sembra infatti rivelare la presenza di una domanda di referendum in larga misura frenata dalle cornici istituzionali delineate negli statuti regionali e comunali, in primo luogo naturalmente il quorum di votanti per la validità della consultazione”.

E il caso del nostro Comitato referendario “Daunia chiama Molise” lo testimonia ampiamente visto che l’istanza referendaria per il passaggio della Capitanata dalla Puglia al Molise, come spiegato in altri articoli presenti sul blog, è ferma da oltre due anni.

GLI STATUTI DEGLI ENTI LOCALI…

L’articolo 6 del Testo unico sulle leggi degli enti locali 267/2000, nel disciplinare i contenuti e le modalità di approvazione degli statuti degli enti locali, prevede al comma 2 che lo Statuto del comune e della provincia, nel rispetto dei principi fissati dalla legge, stabilisca “le forme della partecipazione popolare” all’Amministrazione locale.

Il successivo articolo 8, nello specificare le forme con cui si attua la partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa dell’ente, precisa che nello Statuto “devono essere previste forme di consultazione popolare, nonché procedure per l’ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati”.

L’ultimo periodo del comma 3 aggiunge: “Possono essere altresì previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini”.

E’ per questo che il Regolamento del Referendum della Provincia di Foggia prevede all’Art. 10, che “dal giorno successivo all’ammissibilità della proposta di referendum, il Comitato promotore può procedere alla raccolta delle firme degli aventi diritto che, dovranno essere presentate alla Commissione per il Referendum, entro 120 giorni”. Cosicché, le firme da raccogliere “in numero non inferiore a 10.000, devono essere autenticate nelle forme previste dalla legge elettorale e apposte su moduli stampati a cura del Comitato promotore”.

La previsione legislativa consente di ritenere che, proprio in forza dell’articolo 7 del T.U., i regolamenti siano atti necessitati e obbligatori. Ogni qual volta cioè, lo Statuto comunale rinvii la disciplina delle modalità operative di un istituto ad un regolamento attuativo, l’ente sarà tenuto ad adottare l’atto regolamentare, secondo quanto disposto dall’articolo 7 del T.U.
Tale considerazione trova completa attuazione anche in relazione all’istituto referendario.

IL NOSTRO REFERENDUM…

Logo del Comitato referendario "Daunia chiama Molise"
Logo del Comitato referendario “Daunia chiama Molise”

 

Per rimanere al nostro caso, se l’art.9 del Regolamento referendario della Provincia di Foggia stabilisce che la Commissione paritetica consiliare “verifica la conformità alla legislazione vigente” dell’istanza referendaria (quella presentata dal Comitato “Daunia chiama Molise”) e allo stesso regolamento, pronunciandosi sulla sua ammissibilità o inammissibilità, l’Ente è tenuto ad adottare l’atto regolamentare e non a sostituirsi all’ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione, negando di fatto al Comitato di raccogliere le firme per portare la popolazione di Capitanata al referendum . Questo ruolo non le è stato conferito dalla Legge 352 del 1970 che regola l’istituto referendario.

Giusto per ricordare che il fenomeno referendario è il frutto delle istanze liberali, democratiche e della storia politica che hanno prodotto quella forma di governo che chiamiamo democrazia liberale.

INFINE, IL DIFENSORE CIVICO…

L’Art. 11 del TUEL (DLgs n267_2000), prevede anche l’istituzione del difensore civico. A livello locale moltissimi comuni e la totalità delle province hanno previsto l’istituzione del difensore civico, ma pochi di essi ne hanno dato attuazione.

Non ci risulta che la Provincia di Foggia sia attualmente dotata di un difensore civico anche se è da rilevare che l’art. 11, comma 1, prevede che l’istituzione del difensore civico è facoltativa e cioè non si non si tratta di obbligo, bensì di una possibilità, di una libera scelta per ogni singolo ordinamento locale. E’ però, da notare – de iure condendo – che da più parti è stata sollecitata la previsione normativa dell’obbligatorietà dell’istituzione del difensore civico, magari ammettendo nei piccoli comuni, forme di convenzione.

E’ comunque utile ricordare che ai sensi della legge 127/97 (c.d. Bassanini bis) il difensore civico svolge attività tutoria nell’interesse del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica amministrazione, segnalando gli abusi, le disfunzioni, le carenze e i ritardi dell’amministrazione nei confronti dei cittadini. Funzione che sarebbe risultata utile nel tentare di dirimere la contraoversia che ha opposto il Comitato “Daunia chiama Molise” alla Provincia di Foggia.

Difensore civico

 

A noi è mancata crediamo, la presenza di un difensore civico che svolgesse attività tutoria nell’interesse del buon andamento e dell’imparzialità dell’Ente Provincia di Foggia.

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