L’iter procedimentale per il riordino delle Province: un intricato labirinto legislativo che, complica il percorso referendario del Comitato “Daunia chiama Molise”.


L’iter procedimentale per il riordino delle Province: un intricato labirinto legislativo che, complica il percorso referendario del Comitato “Daunia chiama Molise”.

Nella storia della filosofia antica la relazione causale ha indicato l’esistenza di una condizione necessaria tra i fatti dell’esperienza che vengono interpretati come tra loro collegati da un rapporto di causa-effetto. Aristotele considera il sapere legato alla conoscenza delle cause: verum scire est scire per causas.

La filosofia dell’età moderna approfondì il concetto di causa efficiente facendolo coincidere con quello di legge o connessione causale dove il rapporto causa-effetto è rappresentato da grandezze misurabili matematicamente.

Se così fosse, l’edifico razionale matematico, ci metterebbe tutti d’accordo ma qui, siamo di fronte ad un vero e proprio labirinto la cui storia è complessa, intricata e affascinante, così come lo sono i percorsi che li strutturano.

 Labirinto

L’immagine del labirinto rimanda nell’immediatezza ad un percorso intricato e difficile da superare, ma può rivestirsi anche di un fascino particolare se lo si intende come sfida all’intelligenza umana, la quale a sua volta, si mette alla prova nel tentare di trovare una via d’uscita. Probabilmente il duello intellettuale non risiede nella volontà di vincere il coacervo di corridoi percorribili, ma nel semplice tentativo d’affrontarlo.

Dunque, dove eravamo rimasti? Ah si, alla decisione della Commissione Paritetica Consiliare della Provincia di Foggia che così disponeva: In conformità alla proposta formulata dal Rup Avv. Sergio Delvino, si dispone la sospensione del procedimento diretto alla ammissibilità o inammissibilità dell’istanza referendaria in attesa dell’iter procedimentale per il riordino delle Province, previsto dagli artt.17 e 18 del DL n.95/2012 convertito in Legge n.135/2012…”.

 Da qui riprende il nostro racconto…

* * * * *

Come noto, l’Art. 17 del DL 6 Luglio 2012 n.95, recante “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica…”, stabiliva che “… tutte le province delle regioni a statuto ordinario esistenti alla data in vigore del presente decreto, sono oggetto di riordino…” …”…sulla base di requisiti minimi da individuarsi nella dimensione territoriale e nella popolazione residente…”, “fatte salve le province nel cui territorio si trova il capoluogo di regione”. “In esito al riordino…., assume il ruolo di capoluogo di regione delle singole province il comune già capoluogo di provincia con maggiore popolazione residente…”.

Sulla base dei criteri esposti, le province pugliesi che sopravvivevano al riordino, erano Foggia e Lecce mentre venivano soppresse quelle di Brindisi, Taranto da integrarsi in quella di Lecce e, Barletta-Andria-Trani da integrarsi in quella di Foggia.

Il riordino delle province era ipotizzato in tempi brevi, al massimo entro Ottobre 2012.

La Legge 7 Agosto 2012 n.135 operava la conversione con modificazioni, del DL 6 Luglio 2012 n.95 (GU n.189 del 14 Agosto 2012) trasferendo ai comuni le funzioni amministrative conferite alle province, da individuarsi con Decreto del Consiglio dei Ministri, “da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto…”.

Altro rimando della Legge n.135: “Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, … da adottare entro centottanta giorni … si provvede alla puntuale individuazione delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative connesse all’esercizio delle funzioni stesse ed al loro conseguente trasferimento dalla provincia ai comuni interessati…”.

Con la caduta del Governo Monti, dopo le dimissioni avvenute il 21 dicembre 2012, venivano meno, gli ulteriori decreti attuativi.

Mappa province di Italia

Ritorniamo così alla proposta formulata dal Rup Responsabile unico del procedimento, Avv. Delvino per il quale, nella relazione presentata alla Commissione Consiliare Paritetica del 17 Settembre 2012, così scrive: “Tanto premesso, al fine di valutare l’istanza referendaria in oggetto, appare evidente che il procedimento di riordino ha incidenza determinante sotto il profilo della ammissibilità della istanza medesima. Infatti, all’esame della normativa innanzi enunciata, si rileva che il procedimento è tuttora in itinere, ragion per cui, allo stato, l’iniziativa referendaria in questione non può trovare luogo”.

Secondo l’Avv. Delvino, “… E’ agevole osservare che a tutt’oggi risulta attuato il primo segmento procedimentale costituito dalla Deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata il 20/07/2012 … e che le successive fasi del procedimento scansionate cronologicamente nella normativa citata dovranno essere attivate dagli organi a cui normativamente sono attribuiti i poteri di emettere i relativi atti.

La sottolineatura è nostra ed intende evidenziare che, si il procedimento è in itinere che, mancano le successive fasi che dovranno essere attivate ma che, non lo saranno proprio a causa della caduta del Governo a guida Monti.

Intanto i mesi trascorrono lentamente…

Foglie

Il 27 Marzo 2013, il Comitato “Daunia chiama Molise”, tramite l’Avv. Giuseppe Mucciarone, componente del Comitato, presentava sollecito scritto al Segretario generale della Provincia nonché Presidente della Commissione Consiliare Paritetica, dott. Re, affinchè egli potesse nella sua qualità, “riconvocare con urgenza la Commissione per il completamento del procedimento cui è deputata, ancora sospeso senza alcuna valida giustificazione soprattutto alla luce della mancata conversione del DL 188/2012”, invitandolo a farlo “entro i termini di regolamento e comunque prima della naturale scadenza del mandato dei consiglieri nominati. Con ogni utile riserva nel caso di mancata ottemperanza”.

In pratica, la mancata conversione del DL 188/2012 aveva interrotto l’iter procedimentale al quale si riferiva l’Avv. Delvino ed aveva perciò ripreso vigore la previgente normativa.

Ciò era confermato sul sito del Governo italiano ove, il 9 Dicembre 2012 si poteva leggere in uno studio del Dipartimento Riforme Istituzionali sulla mancata conversione delle province che, si era creata una situazione di caos istituzionale per la quale, “… le città metropolitane restano istituite soltanto sulla carta; i perimetri e le dimensioni delle province restano uguali a quelli attuali (rinascono 35 province)…”.

Ma la Commissione Consiliare Paritetica nel verbale del 10 Aprile 2013 era irremovibile: “Determina di confermare la decisione assunta con precedente verbale del 21 Settembre 2012, non essendo mutato il quadro normativo di riferimento”.

Così sia.

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