“Cogito ergo sum” e la Commissione Consiliare Paritetica per il Referendum della Provincia di Foggia, “sospende” il Comitato “Daunia chiama Molise”.


La sospensione del giudizio consiste nel sospendere il proprio assenso non ai fenomeni di per sé innegabili ma, al fatto che ai fenomeni o a delle formulazioni di pensiero, corrisponda la vera realtà.

La sospensione di giudizio la troviamo in Cartesio il quale affermava che, per non sbagliare, l’uomo deve sospendere il giudizio dubitando di tutto, si parte con il dubitare delle cose più semplici fino a quelle più complesse.

Cartesio

Secondo Cartesio si può dubitare di tutto, tranne del fatto che sto dubitando ma, se dubito allora penso e se penso sono, da qui la celebre frase “cogito ergo sum”.

Successivamente bisogna però sottoporre le cose di cui ho dubitato al metodo che in Cartesio è filosofico e non matematico come affermava Galileo Galilei.

*     *     *

Con verbale di riunione del 21 Settembre 2012, la Commissione Consiliare Paritetica per il Referendum, in merito alla istanza di referendum del Comitato “Daunia chiama Molise”, disponeva quanto segue:

In conformità alla proposta formulata dal Rup Avv. Sergio Delvino, si dispone la sospensione del procedimento diretto alla ammissibilità o inammissibilità dell’istanza referendaria in attesa dell’iter procedimentale per il riordino delle Province, previsto dagli artt.17 e 18 del DL n.95/2012 convertito in Legge n.135/2012…”.

Sospensione

In un incontro dell’11 Settembre 2012 che, aveva preceduto il disposto precedente, alla presenza dei membri della Commissione, il direttivo del Comitato, aveva reso noto di non condividere l’opinione espressa dall’Avv. Sergio Delvino in quanto la Commissione Consiliare, all’uopo costituita, “doveva semplicemente esprimere un parere tecnico e non deve valutare situazioni logico-giuridiche”.

A tal proposito, l’Avv. Giuseppe Mucciarone, membro del Comitato, aveva fatto pervenire alla Commissione, di seguito all’incontro avuto con il Comitato, il seguente parere scritto:

1) Non si tiene conto del criterio generale dettato dall’art. 11 delle preleggi. Come è noto a tutti i giuristi il nostro ordinamento giuridico è regolato, alla base e prima di tutto, da principi generali: quelli dettati dalla carta costituzionale e dalle preleggi approvate preliminarmente al codice civile in vigore nonchè dai principi generali dettati per le altre branche del diritto. Trattasi di regole fondamentali (jus generalis) che non possono essere derogate da leggi speciali.

Ebbene l’art. 11 delle preleggi, al primo comma, detta una regola generale fondamentale recitando testualmente: “la legge non dispone che per l’avvenire. Essa non ha effetto retroattivo”. 

Ed infatti un noto principio della cassazione civile, dettato dalla massima Cass. Civ. Sez. I n. 3308 del 17/3/92, da considerarsi jus receptum trattandosi di principio rimasto costante (non è possibile il contrario), sancisce che la retroattività dello jus superveniens (le nuove normative emanate dallo Stato) può avere solo carattere eccezionale e deve essere sancita espressamente o quanto meno risultare in modo non equivoco dalla stessa normativa nuova.

Il Collega Delvino, secondo me, non si avvede del fatto che l’art. 17 del D.L. 95/2012 convertito dalla legge 7/8/2012 n. 135 e normativa nuova non ancora in vigore poichè detta tutto un iter procedimentale sul riordino del territorio che sarà in vigore allorchè sarà ultimato e completato con appositi decreti attuativi. Oggi è in vigore la vecchia normativa. Le province non son o state ancora soppresse. Diversamente dovremmo ritenere scadute ed abrogate tutte le attività della amministrazione provinciale che ancora opera.

2) Altra incongruenza logico-giuridica che intravedo nel parere del Collega è costituita dal fatto che egli ritiene “la richiesta del Comitato “Daunia chiama Molise” … in antitesi logico-giuridica con il complessivo impianto normativo e procedimentale delineato dagli artt. 17 e 18 del D.L. 95/2012”.

Non ha spiegato, però, i motivi della ventilata antitesi logico-giuridica per il semplice fatto che tale situazione non esiste nemmeno concettualmente. Anzi, a voler ipotizzare una qualche influenza tra il quesito referendario e la normativa citata, dovremmo prendere atto che le disposizioni nuove e non ancora in vigore prevedono che si debba tenere conto delle ragioni dei Comuni che vogliono accorparsi a un territorio o l’altro e quindi in futuro, a maggior ragione, si dovrà tener conto della volontà popolare provinciale espressa col referendum. Inoltre a nulla rileva che lo scenario istituzionale sia i evoluzione e trasformazione.

Di tanto si dovrà tener conto allorchè dovrà farsi luogo allo svolgimento delle operazioni referendarie. L’eventuale variazione territoriale della Provincia di Foggia non potrà avere rilevanza ai fini referendari (trattasi di distacco dalla Regione e non da altro).

 La commissione dovrà esprimere la ammissibilità semplicemente in ordine al tipo di quesito, sul piano tecnico, nel vigore della legge attuale per non incorrere in errori che potranno essere censurati legalmente. Peraltro il termine per esprimere il parere è divenuto perentorio dopo le modifiche apportate dal D.L. n. 5 del 2012 alla 241/90 come è spiegato al punto 3 della istanza referendaria. Cordialmente.

 Per il comitato referendario.

Avv. Giuseppe Mucciarone

La nostra incredulità era rimasta sospesa.

Incredulità

Tuttavia, la sospensione del dubbio non implicava la soppressione totale della logica e della coerenza ma, soltanto un loro adattamento alla nuova situazione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...