Origine etnica dauna di Larino nel Molise


Estratto da “Topografia antica del Molise dauno” di Elisa Salvatore Laurelli

Scrive l’autrice: “Il chiarimento dell’etnia dauna di Larinum, si è delineato nel corso di una ricerca originale di  geografia e topografia antiche della Daunia, avviata nel 1979 insieme a mio marito Ruggiero Laurelli e condotta con impegno professionale da entrambi nella prima fase di quattro anni, poi continuata da me dopo la sua prematura scomparsa (1983), con la medesima dedizione”.

Tutto parte da Strabone: “La configurazione grafica su una carta moderna delle medesime distanze, faceva intuire a mio marito, tecnico geografo, un reticolato di rilevamento del territorio dauno in triangolazioni di primo grado. Il suo sviluppo richiese il concorso della geografia di Tolomeo e degli itinerari più antichi come la Tabula di Peutinger e, gli Itinerarium Antonini; l’apporto di dati corografici, storici e archeologici; reiterate visite a località inerenti, onde valutarne i requisiti geografici e topografici; l’uso delle carte dell’I.G.M. per lo studio dei luoghi a livello d’indagine  e per la produzione cartografica dei risultati.

Così continua l’autrice: “In tal modo, l’iniziale studio originò ben presto una vera ricerca della struttura multidisciplinare e dalla elaborata dinamica evolutiva a volte sofferta in quanto, emergevano quei particolare che sconvolgevano le abituali conoscenze. Da questa ricerca, avente a fondamento la geografia antica, si sono evidenziati elementi conoscitivi che hanno portato chiarezza anche in quella area etnicamente equivocata del territorio dauno la quale, interessa una parte del Molise a destra del fiume Biferno.

La concomitanza delle fonti letterarie classiche sulla funzione di limite etnico tra Frentania e Daunia del fiume Biferno, suffragata dai dati tecnici del rilevamento geodetico del territorio e dal supporto archeologico, trova una conferma di credibilità in quanto è venuto alla luce dall’indagine filologica: la distorsione delle loro conoscenze in epoca rinascimentale, nel corso del ripristino dell’antico patrimonio culturale. Il periodo s’inquadra nella seconda metà del XVI sec. quando ancora nella prima metà, le conoscenze classiche pertinenti allo studio in oggetto, si colgono nell’opera del domenicano Leandro Alberti,  “Descrizione di tutta Italia” del 1550 in cui l’autore, richiamava le antiche realtà etniche. 

Successivamente, il poligrafo Girolamo Ruscelli, traduceva la “Geografia di Tolomeo”, edita nel 1575. Pare che egli avesse attinto dalla comune fonte cartografica di derivazione tolemaica, riportando sia le errate coordinate che, le saltuarie lacune nella ripartizione degli ambiti etnici. La situazione era resa ancor più critica dalla sua iniziativa di identificare le località tolemaiche essendo egli più volte incorso in errore. Dall’esame dei vari casi, emerge una soggettiva interpretazione la quale, rivela una personale carenza conoscitiva e nel contempo, un procedimento superficiale per la mancata indagine informativa. Per quanto riguarda la Daunia e la Frentania, nel corso delle verifiche sono emerse identificazioni falsate ove la più grave è quella attinente al fiume di confine tra i due territori, traslato dal Tiferno tolemaico al Fortore, per via delle implicazioni che ne scaturirono. Lo spostamento del confine infatti, causando la metamorfosi dell’identità etnica dauna in frentana, veniva a sconvolgere le dimensioni geografiche dei due territori estendendo la Frentania e contraendo la Daunia. Una alterazione che implicava problematiche etnico topografiche nella storiografia sia della Daunia che della Frentania, a causa del divario tra le sopraggiunte opinioni e, le conoscenze classiche. Il nuovo confine etnico nel fiume Fortore, acquisito in modo acritico, in quanto attribuito direttamente a Tolomeo,  come si riscontra nella riedizione postume dell’opera dell’Alberti, edita soltanto due anni dopo nel 1577. Il testo venne manipolato nell’ottica delle recenti novità ed esplicato nel frontespizio: “Aggiuntovi di nuovo, a suoi luoghi, tutto quello, ch’è successo fino all’anno 1577. E tutto ricorretto. Una manipolazione che certo non fa onore allo scrupoloso realismo dell’Alberti, dato che l’uso di questa edizione prevalse perché aggiornata”.

La sopraggiunta convinzione che Tolomeo avesse indicato la nostra Larinum  come frentana, potenziata

dalla conseguente ambiguità scorta in Plinio, ha costruito il presupposto di discordanza tra le stesse fonti classiche dato che le altre, la indicano dauna. La nostra circostanziata ricerca invece ne ha verificato la concordanza proprio con l’evidenziarsi dei principi geografici di Strabone e di Tolomeo, quali strumenti fondamentali per l’inquadramento dell’ambito territoriale sia della Daunia che della Frentania”.

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